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Con l’arrivo yeezy boost 750 del figlio di Carl, Karl Birkenstock, negli anni sessanta del Novecento il marchio cominciò a produrre i sandali con il plantare di sughero per cui oggi è famoso; le leggende aziendali raccontano che Karl si mise a fare esperimenti nel forno di casa, dove cucinò una mescola di sughero e lattice per produrre un materiale leggero e resiliente, ma che al tempo stesso sostenesse il piede, Il primo modello di sandalo Birkenstock si chiamava Madrid e aveva un plantare sagomato di sughero e un cinturino con fibbia che copriva trasversalmente le dita dei piedi, La sua funzione era più ortopedica che estetica: la calzatura doveva dare la continua impressione di cadere, salvo che l’utilizzatore non cercasse costantemente di fare aderenza con le dita dei piedi contro la punta sagomata, tonificando così i muscoli del polpaccio..

Nell’articolo sul New Yorker yeezy boost 750 Mead scrive che negli ultimi anni le Birkenstock sono diventate molto di moda nella zona newyorkese di Brooklyn dove lei vive e sostiene che la maggior parte delle mamme occupate a spingere passeggini o accompagnare i figli a scuola possiedono almeno uno o due paia di infradito Birkenstock del modello Gizeh, Secondo Mead, l’ampia diffusione di questi sandali è dovuta alla ricerca di sollievo delle sue vicine di casa abituate a portare quasi sempre i tacchi, Passare da un “tacco dodici” a una Birkenstock è, in questo senso, una specie di rivelazione, mentre molte donne continuano a rifiutare i sandali che trovano irrimediabilmente brutti..

Di recente, però, l’azienda tedesca ha cominciato a produrre i propri modelli non solo in marrone o grigio, ma anche in colori più moderni come l’argento o il bianco lucido, Il superamento di un altro “limite” dei sandali Birkenstock – quello per cui quando fa più freddo bisogna abbandonare le scarpe aperte yeezy boost 750 – è cominciato invece grazie a una sfilata di moda parigina del 2012, in cui la direttrice creativa di Céline Phoebe Philo presentò la sua collezione facendo indossare alle modelle sandali che ricordavano le Arizona di Birkenstock, ma foderati con pelliccia di visone. L’omaggio di Céline ai sandali tedeschi, ribattezzati dalle riviste di moda “ Furkenstocks ” (dalla parola inglese fur, pelliccia), ne trasformò parzialmente l’immagine: la cantante Miley Cyrus si fece fotografare con un paio di sandali ingioiellati; lo stilista Giambattista Valli ne fece una versione metallizzata con borchie; il marchio Givenchy propose una sua variante di cuoio nero con rose rosa stampate, Persino lo stilista Manolo Blahnik, famoso per disegnare scarpe dai tacchi molto alti, si dichiarò un fan delle Birkenstock..

Visitando la sede principale dell’azienda a Neustadt, una cittadina vicino a Bonn, Mead ha intervistato l’amministratore delegato di Birkenstock Oliver Reichert, il quale ha detto che il “fenomeno Furkenstocks” era assolutamente non voluto: «Noi non ci occupiamo di calcolare quale sarà il prossimo trend nella moda, anzi a essere onesti sarebbe meglio non essere così di moda in questo momento». Reichert ha ammesso che è stato difficile tenere il passo della domanda di certi modelli e che avrebbe preferito una crescita più progressiva, perché un aumento improvviso di richieste può mettere l’azienda sotto una pressione eccessiva. Secondo Reichert la ripresa del marchio non è solo un trend, ma la conseguenza di un vero e proprio cambio culturale: le donne hanno capito, dice, che molte delle scarpe che indossano le forzano a una postura scorretta e dannosa per la salute. La popolarità delle Birkenstock, sostiene Reichert, è dovuta al desiderio di tornare a una vita più naturale, che però non ha niente a che fare con i radicalismi ambientalisti, ma piuttosto con la consapevolezza che il corpo umano è fatto in un certo modo.

Un altro elemento che sta contribuendo al successo di Birkenstock, sostiene Reichert, è il crescente interesse dei consumatori verso la provenienza di ciò che s’indossa e verso l’impatto ambientale e sociale delle scelte nel vestiario, In questo senso Birkenstock – scrive Mead – è orgogliosa di produrre ancora i propri sandali in Germania, piuttosto yeezy boost 750 che in Cina, e di mantenere la promessa di riparare le calzature consumate indipendentemente dal loro stato, «Chiedi a tua madre e lei ti dirà che è una cosa normale: compri le scarpe in un negozio e quando le porti indietro, loro le riparano, In passato un paio di scarpe era un bene di valore» ha detto Reichert a Mead, e poi ha spiegato: «Oggi puoi comprare un paio di pantaloni per meno di dieci euro da Primark (una catena di vestiti low-cost), ma questa cosa non durerà, perché persino i più giovani capiranno che in Bangladesh c’è qualcuno che ha dovuto soffrire per i loro pantaloni da dieci euro e questo non è per nulla un accordo equo»..

Reichert ha assunto la carica di amministratore delegato nel 2013 con l’obiettivo di ristrutturare l’azienda, che in quel momento aveva un’organizzazione interna appesantita e una produzione inaffidabile. Quando nel primo decennio degli anni duemila Karl Birkenstock si ritirò dalle attività di famiglia, gestione e proprietà dell’azienda passarono ai suoi tre figli Christian, Stephan e Alex. Questo passaggio di consegne non ebbe successo, perché i tre fratelli si misero a capo di diverse divisioni interne che si facevano concorrenza tra loro. Due anni fa Stephan abbandonò l’azienda – Reichert sostiene di averlo convinto lui – e ora la proprietà è divisa tra Christian e Alex, ma questi non sono più coinvolti attivamente in azienda. Secondo Reichert, l’errore fu del padre Karl, che pensò di poter lasciare l’attività a tutti e tre i figli invece di sceglierne uno solo.

Reichert sta anche cercando di entrare in nuovi mercati: vorrebbe vendere borse di pelle a marchio Birkenstock ed espandersi in altri tipi di prodotti che abbiano nel comfort il loro punto fondamentale, come materassi e sedie da scrivania; ma dice yeezy boost 750 che questi piani vanno affrontati con la massima cautela, perché secondo lui la Birkenstock è “un gigante dormiente” che deve essere svegliato con molta calma, Da quando Reichert è in carica, Birkenstock ha cominciato a proporre altri modelli di calzature pensate per i climi freddi: per anni l’azienda ha prodotto una ciabatta-zoccolo chiamata Boston, che in Germania è usata generalmente in casa, Lo scorso autunno una Boston di camoscio blu ardesia foderata di montone è arrivata nei negozi: Mead, che ne ha comprato un paio, sostiene che siano il miglior motivo al mondo per lavorare da casa, Secondo Reichert, non importa quanto strana ti possa sembrare una Birkenstock al primo sguardo, bisogna indossarla per capire: «Devi provare a sopravvivere alla prima impressione visiva, ed è amore “a seconda vista”»..

Una delle fabbriche principali della Birkenstock si trova alla periferia di Görlitz – cento chilometri a est di Dresda, in Sassonia – e impiega circa 900 persone; Mead racconta che nello stabilimento si sente un forte odore simile a quello delle panetterie, dovuto alla cottura del lattice col sughero, e che accanto alle linee di produzione si notano subito le grosse balle di iuta, Per creare il tipico plantare Birkenstock, il lattice e il sughero sono mischiati in una pasta granulosa che i macchinari poi versano nella determinata quantità negli stampi sagomati; a bordo linea un addetto colloca uno strato di iuta – un materiale resistente e traspirante – su ogni cumulo di miscela lattice-sughero e rifinisce con una fodera di camoscio, prima yeezy boost 750 di mettere tutto in forno, La suola sotto il plantare è invece di etilene vinil acetato, un polimero plastico flessibile e leggero conosciuto anche come E.V.A., che viene versato allo stato liquido in stampi a forma d’impronta del piede che scorrono su un nastro trasportatore, Il sughero è importato dal Portogallo e conservato in grossi sacchi..



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