Fjallraven Kanken Backpacks

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La storia di Herno iniziò nel 1948 quando Giuseppe Marenzi e sua moglie Alessandra, i genitori dell’attuale proprietario, aprirono un’azienda di impermeabili a Lesa, sul lago Maggiore, in provincia di Novara, Il nome Herno deriva da quello del fiume Erno a cui è stata aggiunta un’acca per indicare l’acqua, del fiume e degli impermeabili, Marenzi aveva già lavorato per aziende di cappotti dopo la guerra, sviluppando un metodo per rendere i tessuti impermeabili applicandoci l’olio di ricino, utilizzato anche come combustibile durante fjallraven kanken backpacks la Seconda guerra mondiale, Visto il clima umido e piovoso vendevano bene: «Iniziò facendo impermeabili, mia madre li cuciva, mio padre li vendeva», racconta sempre Claudio Marenzi, Fino alla sua nascita, nel 1962, la madre restò nell’azienda, che nel frattempo realizzava anche cappotti in cashmere, sia per uomo che per donna, e aveva iniziato a esportare nel resto d’Europa, Nel 1980 venne aperto il primo negozio a Osaka, in Giappone, e poi negli Stati Uniti; negli anni Novanta Herno cominciò a rifornire importanti aziende di moda come Jill Sander, Prada, Gucci, Armani e Louis Vuitton..

L’azienda ebbe un nuovo corso a inizio Duemila con l’arrivo alla presidenza di Claudio Marenzi, che ci lavorava da quando aveva 20 anni occupandosi della produzione e poi delle vendite e fjallraven kanken backpacks del marketing, Concentrò nuovamente la produzione sul marchio Herno e non sul rifornimento di altre case di moda, trovò nuovi investitori, rilanciò la società, rafforzò le esportazioni all’estero, in particolare in Giappone, arrivando a controllare ogni aspetto della produzione dei capi, a partire quindi dalle materie prime..

Inizialmente i capi più famosi erano gli impermeabili e i cappotti di cashmere, poi arrivò la giacca metà piumino metà impermeabile, Marenzi ha raccontato che «l’idea del nostro capo più fjallraven kanken backpacks famoso mi è venuta per caso un giorno che ero in Giappone per lavoro, pioveva ma avevo freddo, così ho infilato un piumino comprato in loco, sotto uno dei nostri impermeabili, Ricordo che anni dopo ero a Tokyo e su uno dei grattacieli ho visto la foto di Orlando Bloom che indossava una giacca uguale alla nostra, ma di Uniqlo, Allora ho pensato: se è così vuol dire che abbiamo sfondato», riferendosi al fatto che è un modello molto imitato, Altro capo di successo sono i piumini Ultralight, prodotti dal 2009: «ultra leggeri, senza sacco piuma, in nylon dall’effetto serico e non», spiega al Post Marenzi, indicando anche i capi tecnologicamente più all’avanguardia: «nel 2012, dopo due anni di ricerca e sviluppo, abbiamo lanciato la linea più tecnologica del brand: Herno Laminar, un progetto di ingegneria sartoriale nato in collaborazione con Gore»; i capi, prosegue, sono resistenti all’acqua e al vento, traspiranti e dall’estetica curata..

Per ora Herno ha intenzione di continuare come ha fatto finora, visti i buoni risultati: rafforzarsi in Italia e all’estero puntando su un prodotto innovativo e di qualità, e investire per scoprire nuove tecniche e materiali. Marenzi ci conferma che «il nostro team di ricerca e innovazione è costantemente all’opera» e ha sviluppato nuovi capi e prodotti per la collezione autunno-inverno 2018/2019 che saranno presentati alle sfilate di Pitti Uomo che si terranno a Firenze dal 9 al 12 gennaio: prima «Non posso svelare nulla!», conclude.

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Li hanno scelti 75 esperti di tutto il mondo: per regalarli, regalarveli o farvi un'idea di cosa mostrino La influenzano in continuazione e da secoli, tra pellicciotti, gonne corte in pelle, pizzo, stivali alti, eccetera Sta per chiudere l'unica grossa fabbrica statunitense a produrre denim selvage, quello di alta qualità: d'ora in poi toccherà rivolgersi al Giappone

La stilista britannica Phoebe Philo lascerà il suo posto fjallraven kanken backpacks di direttrice creativa dell’azienda di moda Céline a gennaio, È stato annunciato da LVMH, il grande gruppo del lusso che possiede il marchio Céline tra gli altri, Philo ha quasi 45 anni e lavora per Céline dal 2008: come direttrice creativa dell’azienda ha avuto molto successo, facendo aumentare le vendite di 750 milioni di euro, Nel mondo della moda si diceva da tempo che Philo avrebbe lasciato Céline e si dice anche che potrebbe passare a Burberry, per sostituire il direttore creativo Christopher Bailey che a marzo lascerà l’azienda: una fonte dell’agenzia di stampa Reuters vicina a Philo ha detto però che ora la stilista si prenderà un periodo di pausa e non andrà a lavorare per Burberry..

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